sabato 18 novembre 2017

venerdì 17 novembre 2017

GOSSIP - James Franco di "The Deuce" conquista la cover di "Variety" e ricorda "quella volta che su Instagram mi sono infilato la mano nei boxer..."
James Franco of "The Deuce" is on the cover of Variety‘s latest issue. Here’s what the 39-year-old actor had to share with the mag:
On turning 40: “I realize, ‘James, you’re 40.’ I have achieved all the things that I dreamed when I was younger. And realizing, ‘Oh, those things are not going to fill the hole.’ Do fewer things, and do things that you really love, and give them the attention they deserve.” 
On why he quit Instagram: “It’s very liberating. I just got rid of it. When I first got on, it just felt silly. I treated it like it was a joke. You get in that weird seductive space where it feels private, but it’s also public. And you get hooked on the reaction… It’s sort of the way I see people like the Kardashians. They are staking out new ground, and what these spaces are. They are making a lot of money off of it. What will happen if I do that? There was some photo I did. I wasn’t naked. I’m sure Rihanna has posted a bunch more risqué photos. It was just the attitude of the photo. It was sweaty. My hand was in my boxers. It just looked gross.”

giovedì 16 novembre 2017

TELEFILM ART - Foto, grafica e visioni al confine con la Pop Art
NEWS - Dopo "Suburra", Netflix investe sulle squillo minorenni di Roma in "Baby"
News tratta da "Il Manifesto"
Dopo «Suburra - La serie» Netflix ha annunciato ieri il progetto di una serie tv - che si chiamerà «Baby» e sarà prodotta da Fabula Pictures- incentrata sulla vicenda delle prostitute minorenni del quartiere romano dei Parioli emersa nel 2014. A scrivere «Baby» (le riprese inizieranno nel 2018) sarà il neonato collettivo GRAMS , composto da cinque giovani autori - Giacomo Mazzariol, Romulo Emmanuel Salvador, Antonio Le Fosse, Marco Raspanti e Eleonora Trucchi - che verranno affiancati da Isabella Aguilar (che ha recentemente lavorato anche a «The Place» di Paolo Genovese) e Giacomo Durzi (sceneggiatore e anche autore del documentario «Ferrante Fever»).

mercoledì 15 novembre 2017

PICCOLO GRANDE SCHERMO - "Gomorra" fa boom al cinema! In attesa del debutto in tv della 3° stagione, l'anteprima riempie le sale
Prima ancora della messa in onda televisiva, la terza stagione di “Gomorra” fa già segnare un vero e proprio record: hanno debuttato ieri in 325 sale cinematografiche i primi episodi della nuova stagione della produzione originale Sky e ieri, secondo i dati Cinetel, sono stati la prima scelta del pubblico, superando tutti i film presenti in sala raccogliendo un incasso nel primo giorno al cinema di 261.841 euro con 29.569 spettatori e una media copia di 894 euro. Dati straordinari se si considera l'operazione totalmente inedita e innovativa, che crea un nuovo modello distributivo: è la prima volta infatti che una serie debutta in anteprima al cinema a pochissimi giorni dalla messa in onda sulla pay-TV dimostrando che un titolo come “Gomorra – La serie” ha la forza per diventare un evento per gli appassionati che vogliono vivere anche l’esperienza sul grande schermo.

Andrea Scrosati, Executive Vice President Programming di Sky Italia, ha commentato: «Questo risultato, di un prodotto che va in sala tre giorni prima di andare in onda sulla pay-TV, va molto oltre al dato in sé. Dimostra che i modelli distributivi tradizionali possono e devono essere messi in discussione e riformati, che il mercato e soprattutto il pubblico lo sta già facendo e che per l'industria c'è una straordinaria occasione di rinnovamento, basta volerla cogliere».

Nicola Maccanico, Amministratore Delegato di Vision Distribution, ha commentato: «L’anteprima di Gomorra al cinema con il suo straordinario successo di pubblico conferma un principio fondante della nostra industria: al cinema vince chi sa proporre grandi storie ed emozioni. Vision è nata con l’obiettivo di evolvere ed innovare il cinema italiano e questo risultato conferma la solidità dei nostri propositi e del nostro progetto. Il futuro può cominciare.»

Anche oggi i primi episodi della terza stagione di “Gomorra” saranno in 325 sale cinematografiche italiane grazie a Vision Distribution e da venerdì 17 novembre la serie sarà in prima tv esclusiva su Sky Atlantic HDogni venerdì alle 21.15, disponibile anche su Sky On Demand.

Stasera il cast di Gomorra saluterà il pubblico in sala. A Roma Salvatore Esposito e Loris De Luna saranno all’Adriano alle 20,30 e al The Space Cinema Magliana alle 22; a Milano Cristina Donadio e Cristiana Dell’Anna saranno alle 21 al cinema Colosseo; Arturo Muselli e Fabio De Caro saranno all’UCI Centro Campania di Marcianise alle 22.

martedì 14 novembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
CORRIERE DELLA SERA
"False Flag", nuovo lampo della creatività israeliana
"Non so se siamo davvero di fronte a un nuovo «Homeland», so con certezza che «False Flag» è uno di quei racconti che ti afferrano per la gola, tirandoti fatalmente dentro al thriller (Fox, canale di Sky). Sulla mappa dell'industria tv mondiale, accanto ai soliti mercati, occupano uno spazio sempre più importante alcuni distretti produttivi emergenti. Fra i più dinamici c'è certamente Israele, basti pensare a titoli come «Hatufim» («Homeland» in versione Usa), «Be Tipul» («In Treatment» nelle varie versioni) e ora «False Flag», la serie creata da Amit Cohen e distribuita in molti paesi nella sua forma originale. La creatività israeliana è figlia di una società dinamica, che ama le novità e rifugge l'inerzia in tutti i campi, non solo in quello tecnologico. Come afferma Hagal Levi, creatore di «In Treatment»: «Israele è una nazione senza tradizioni, un paese giovane, non come l'Europa e persino l'America. La tradizione spesso comporta l'esistenza di regole, ma se vuoi emergere l'assenza di regole è un vantaggio» (Link. Idee per la tv, n . 21, giugno 2017). «False Flag» s'ispira a un fatto di cronaca, la vicenda di Mahmoud Al-Mabhouh, colonnello di Hamas che nel 2010 venne ucciso a Dubai da un gruppo di agenti del Mossad che viaggiavano con identità rubate a cittadini israeliani con doppia nazionalità. La tensione non è solo di tipo narrativo: siamo nel pieno della crisi mediorientale, in mezzo al conflitto tra Israele e Palestina. Una mattina, radio e televisioni annunciano, mostrando le loro foto, che cinque cittadini israeliani sono sospettati di aver progettato e orchestrato un rapimento, ovvero il sequestro del Ministro iraniano della difesa avvenuto a Mosca il 15 aprile 2005. Sia il Mossad che lo Shin Bet (il servizio di intelligence per gli affari interni) cominciano a torchiare i protagonisti per scoprire quanto queste persone, apparentemente ignare, siano vittime o colpevoli. Niente spoiler, grazie". (Aldo Grasso)

domenica 12 novembre 2017

sabato 11 novembre 2017

L'EDICOLA DI LOU - W il 3x3! Tris di cover per la terza stagione di "Outlander"
Sam Heughan and Caitriona Balfe are on the covers of these Outlander covers for Entertainment Weekly in character as Jamie and Claire. The season three finale of the show will set up book four’s story line for the show.
“It’s definitely picked up steam,” Sam said of the popularity of the Starz series. “This is everyone’s favorite book [in the series.] I know it’s mine.”
“The hard work in any relationship is getting beyond the fantasy,” Caitriona said. “That’s when all the truth comes out and Claire learns everything. You want it all to go smooth sailing. But reality is never like that. It’s not the Disney dream.”
“They never plant their feet. Now they’re getting to that place that they can call home. But the meaning of home is different for people. That’s what we will dig into in season four,” executive producer Matthew B. Roberts said.
For more from the cast, visit EW.com.

venerdì 10 novembre 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! Disney scippa tutte le serie Marvel a Netflix per il suo debutto in streaming (dal 2019)
News tratta da Slashfilm.com
If you enjoy watching Marvel shows on Netflix, you might want to sit down for this: in the future, new Marvel shows will air on Disney’s in-development streaming service, leaving Netflix in the dust. This is all part of a larger plan Disney has to compete with Netflix, which included their as-of-now dead deal to purchase a large chunk of 21st Century Fox. The bottom line: the era of Marvel Netflix shows is nearing an end. When Disney revealed they were planning on creating a new streaming service of their own, it seemed almost a given that they would start producing their own original content for it – which they later confirmed they would indeed be doing. But what about Disney produced content that already exists on other streaming services? Namely, the Marvel shows that are so popular on Netflix? It looks like Marvel’s Netflix days are numbered. A report in the Wall Street Journal confirms that future Marvel shows will play exclusively on Disney’s streaming service. There’s no word yet if the current Marvel Netflix shows – DaredevilLuke CageIron Fist, Jessica JonesThe Defenders and the upcoming The Punisher – would make the jump from Netflix to Disney’s service, but at this point I wouldn’t be surprised if that happened.
The WSJ story also confirms that Disney’s as-of-now stalled plan to buy a large chunk of 21st Century Fox was tied directly to their goals of trying to compete with Netflix. “[W]e’ve turned our attention to the one platform seeing growth challenges,” Disney Chief Strategy Officer Kevin Mayer says in the article. “That’s the television platform.” The Fox deal would’ve given Disney control of a large portion of Fox’s TV shows, which Disney would’ve then presumably moved over to their upcoming streaming service. Mayer also says to think of the Disney streaming service “not an anti-Netflix move, but a pro-Disney move.” Disney is clearly determined to come out ahead here, but the transition isn’t going to be cheap or easy. In addition to having future Marvel shows premiere on their streaming service, Disney is also planning to pull all of their movies currently on Netflix and bring them over to their own streaming platform. The WSJ states that this movie is going to end up costing Disney $300-million-plus a year, but Disney seems confident their gamble will pay off with fans making the jump over to their new service. Netflix, meanwhile, is continuing on their own quest for entertainment domination, with plans to spend at least $8 billion in creating original content for 2018. That’ll continue the head-start they already have on Disney, who plan to debut their streaming service in 2019.

giovedì 9 novembre 2017

NEWS - Cogli la prima Mela! Apple inaugura la prima serie tv originale con la coppia Jennifer Aniston-Reese Witherspoon e il reboot di "Amazing Stories" firmato da Steven Spielberg e Bryan Fuller

News tratta da "Variety"
Apple has lifted the veil on its first scripted series efforts: a drama set in the world of a network morning show and a revival of anthology “Amazing Stories” shepherded by Steven Spielberg and Bryan FullerThe straight-to-series orders for both projects are the first fruits of the effort to rev up Apple Video’s entry into the premium TV arena. The tech giant recruited former Sony Pictures TV presidents Jamie Erlicht and Zack Van Amburg in June to head the production push, which aims to target a global audience. One big question surrounding Apple’s video effort is the distribution plan. It’s unclear if Apple will make the shows available by iTunes or another platform, and whether access will be based on a subscription or advertising-based model.
The untitled Aniston-Witherspoon drama hails from Michael Ellenberg’s Media Res studio, Aniston’s Echo Films and Witherspoon’s Hello Sunshine banner. The starry project was highly sought after by a number of outlets and landed a two-season order (10 episodes per season) from Apple. Media Res, Aniston and Witherspoon are the principle owners of the show.
The series is based on an idea from Ellenberg and will draw background material from CNN senior media correspondent Brian Stelter’s 2013 book “Top of the Morning,” which recounted the recent rivalry between NBC’s “Today” and ABC’s “Good Morning America.” Jay Carson (“House of Cards”) is writing the pilot and will serve as showrunner. Stelter is serving as a consultant.
The project marks an impressive debut for Media Res, the venture launched in June by former HBO executive Ellenberg in partnership with Vancouver-based financier Bron Studios.
Amazing Stories” hails from Universal Television and Amblin Television. Spielberg, Fuller, Amblin’s Darryl Frank and Justin Falvey and “Bones” creator Hart Hanson are exec producers. Spielberg spearheaded an earlier edition of “Amazing Stories” that ran from 1985 to 1987 on NBC.
The Apple iteration aims to enlist notable filmmakers and creative talent for each episode.
GOSSIP - Violenza seriale: Ed Westwick di "Gossip Girl" accusato da due colleghe di stupro. L'ultima rivela oggi: "all'epoca stavo con Mark Salling di 'Glee' (n.d.r.: condannato per pedo-pornografia) e quando glielo confessai mi lasciò!" 
Kristina Cohen has accused Ed Westwick of rape amid ongoing revelations of sexual assault in the entertainment industry. The 27-year-old Ladies Like Us actress posted a Facebook status on Monday (November 6) alleging that the 30-year-old Gossip Girl star forced her to engage in sex three years ago at his house.
“I was woken up abruptly by Ed on top of me, his fingers entering my body. I told him to stop, but he was strong…I was paralyzed, terrified. I couldn’t speak, I could no longer move. He held me down and raped me,” she wrote. “I hope my coming forward will help others to know that they are not alone, that they are not to blame, and it is not their fault.” A representative for Ed has not yet immediately responded for comment.
Just days after actress Kristina Cohen came forward to accuse Ed Westwick of rape, which he denied, a second woman is now coming forward with an allegation.
Aurélie Wynn, previously known as Aurelie Marie Cao before giving up acting, wrote on Facebook that the 30-year-old Gossip Girl star raped her in July of 2014. 
Aurélie explained that she was invited over to the Glendower Estates where he was renting, and that her alleged assault was similar to Kristina‘s: “I said no and he pushed me face down and was powerless under his weight. I was wearing a one piece bathing suit that he ripped, I was in complete shock, I am also very tiny. When it was over I got my cellphone and found that the girl that had invited me had left or got kicked out.” She also alleges that her then-boyfriend, Glee‘s Mark Salling, broke up with her after she told him.
“I told the guy I was seeing that I got raped, Mark Salling, and when he found out by who he pretended not to know him, then blamed me for it and broke it off with me. My other friends and people around me told me it was best not to say anything, to not be ‘that girl’ and that no one would believe me and think I was just out trying to get my 10 seconds of fame.”
Ed‘s rep reportedly hung up on the phone when contacted by Deadline for comment. 
The LAPD is currently investigating the initial rape claim made by Kristina.

mercoledì 8 novembre 2017

NEWS - Clamoroso, ma non poi tanto, al Cibali! "Stranger Things" è la serie più "in vista" in America. Più di "Game of Thrones" e di "The Walking Dead"...

News tratta da "Variety"
The second season of Netflix hit “Stranger Things” gathered strong momentum in the first full week of its release — making it the No. 1 most in-demand show among U.S. viewers, according to third-party data. The ’80s-set supernatural thriller from Matt and Ross Duffer registered 69.9 million average “demand expressions” (indicating intent to view or actual viewing) for the week of Oct. 29-Nov. 4, according to media-analytics firm Parrot Analytics. Season 2 of the show bowed Oct. 27 on NetflixThe score for “Stranger Things” was up 60% from the week prior, and pushed the Netflix original series above every other TV show on Parrot Analytics’ rankings. In second place for the week was HBO’s “Game of Thrones” (54 million demand expressions), followed by AMC’s “The Walking Dead” (53.5 million), CBS’s “Star Trek: Discovery” (52.4 million), AMC’s “Preacher” (40.6 million), Netflix’s “Mindhunter” (26.1 million) and Adult Swim’s “Rick and Morty” (23.3 million). Netflix doesn’t release viewing data, and routinely dismisses third-party attempts to measure its service as inaccurate. According to Nielsen data released last week, “Stranger Things” season 2 episodes each drew more than 4 million viewers in first three days of the show’s premiere (Oct. 27-29) — with the first episode averaging an impressive 15.8 million viewers. Netflix has called Nielsen’s figures well off the mark, pointing out that its audio-based content recognition methodology for TV households doesn’t measure viewing on mobile devices. Meanwhile, Parrot Analytics’ data doesn’t represent a measure of actual viewing. The company bases its rankings on more than 1 billion daily data points to gauge overall demand for a title, from sources including YouTube, Facebook, Twitter, Instagram and piracy services. Parrot Analytics weights different data sources based on relevance.

martedì 7 novembre 2017

GOSSIP - Easy Ryder! La protagonista di "Stranger Things" torna nel giro che conta partendo da "Marie Claire"

lunedì 6 novembre 2017

NEWS - Ehi tu, scarichi illegalmente serie tv? Oltre a essere perseguibile, fai perdere all'Italia 6500 posti di lavoro e oltre 1 miliardo di euro! (E se non paghi i 10 euro mensili di Netflix sei pure un poraccio...)
Tra il 2016 e il 2022, la pirateria Internet di film e serie avrà fatto perdere 51,6 miliardi di dollari al circuito legale della comunicazione di questi contenuti. A rivelarlo è Digital Tv Research nel suo rapporto "Online Tv Piracy Forecasts", relativo a 138 Paesi. E alla fine quello che emerge è un business sempre più florido. Secondo il rapporto infatti i ricavi che deriveranno dalla pirateria, stimati in 26,7 miliardi nel 2016, raddoppieranno nel 2022. A rendere poi particolarmente allarmanti questi dati è il fatto che queste cifre si riferiscono esclusivamente agli episodi e ai film televisivi e non includono lo sport, il genere piratato per eccellenza, soprattutto in Medio Oriente e Asia Pacifico. Un tema, quello della pirateria, che ormai rappresenta una vera e propria piaga per l'industria audiovisiva mondiale, aumentata dalla velocità e dall'espansione delle tecnologie digitali e del web. Il problema è evidente dappertutto e anche, ovviamente in Italia dove, secondo i dati dell'ultimo Rapporto Fapav, ogni anno è come se andassero persi più di 6.500 posti di lavoro. Come se chiudessero più di 1.500 aziende. Questo insomma un conto che la pirateria audiovisiva presenta all'economia e che è da far tremare i polsi, stando all'indagine Ipsos commissionata da Fapav, la Federazione per la tutela dei contenuti audiovisivi e multimediali. È la terza indagine in ordine di tempo, dopo quelle del 2009 e del 2011. E il conto individuato è salato: il danno finanziario per l'industria audiovisivaviene indicato in 686 milioni di euro all'anno. Ma considerando tutti i settori economici italiani, a causa della pirateria audiovisiva vanno persi 1,2 miliardi di euro. Tornando al rapporto "Online Tv Piracy Forecasts" di Digital Tv Research. I risultati evidenziano come alla fine siano gli Stati Uniti a essere il Paese più colpito dalla pirateria di film e serie su Internet, mentre il continente più colpito è l'Africa, soprattutto nei paesi del Maghreb. Ma nel 2018, a fare registrare un'impennata della pirateria online saranno i paesi asiatici che si affacciano sul Pacifico. Considerando la top five dei Paesi, le previsioni delle perdite Usa nel 2022 indicano n,6 miliardi, la Cina 9,8 miliardi, l'India 3,1 miliardi, il Brasile 1,1 miliardi, il Messico 1,58 miliardi. Saranno poi otto i Paesi a registrare perdite di entrate di oltre 1 miliardo di dollari nel 2022: un numero di Paesi doppio rispetto a quella del del 2016 «La pirateria non verrà mai sradicata del tutto, ma le notizie non sono del tutto negative», ha commentato Simon Murray, analista di Digital Tv Research. Le buone indicazioni per Murray arrivano dall'incremento delle azioni legali di contrasto che stanno diventando sempre più efficaci.

domenica 5 novembre 2017

sabato 4 novembre 2017

giovedì 2 novembre 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! "24" tornerà sui tacchi a spillo (tacco 12+12)! Al via progetto per una protagonista femminile procuratrice al centro di una cospirazione

News tratta da Deadline
Fox is developing a potential new incarnation of its Emmy-winning drama series that would have a female lead and take the real-time format of the terrorism-themed original and apply it to a different arena, criminal justice. The project, which has received a script commitment, hails from 24 franchise executive producers Howard Gordon and Imagine’s Brian Grazer, as well as former The Killing writer-producer Jeremy Doner and the franchise’s production companies, 20th Century Fox TV and Imagine TV. Doner will write the script with Gordon, who ran the original series. Details about the premise are sketchy, but I hear that the potential new 24 series centers on a female prosecutor who uncovers a legal conspiracy and has to work against the clock to save a death row inmate facing imminent execution whom she had helped prosecute but may be innocent. I hear this is part of an anthological take on 24 that would tackle a new world with new characters each season. The idea is in line with the plans for the 24 franchise outlined by Fox bosses during the summer TCA in August. ”We are really exploring what the future, the next version of 24 might be, maybe in more anthological storytelling,” Fox chairman Dana Walden said then, with sources at the time indicating the network may develop multiple ideas before deciding which one to proceed with. I hear that still may be the case. “The same kind of ticking-clock format but apply it to something else,” then-Fox Entertainment president David Madden said at TCA. “It will have the same urgency but may not be set in the CTU, it will have same style and urgency but in a different venue.” Imagine has been spearheading the efforts to reimagine the 24 franchise after the end of 24: Legacy. I hear the company brought Doner onto the project and introduced him to Gordon. This would make the latest reinvention of 24. Four years after the acclaimed original series, created by Joel Surnow and Robert Cochran, ended its eight-season run on Fox, the network aired follow-up event series 24: Live Another Day, featuring the same lead character, CTU agent Jack Bauer, fighting terrorism threats. Fox, Gordon and Imagine then teamed for 24: Legacy, a new installment in the franchise that again was set at CTU but revolved around a new cast of characters, led by Corey Hawkings.

mercoledì 1 novembre 2017

martedì 31 ottobre 2017

GOSSIP - Senti che Rapp! L'attore di "Star Trek Discovery" accusa Kevin Spacey, fresco di coming out, di averlo molestato a 14 anni. L'interprete di Underwood si scusa. Lo showrunner di "House of Cards"chiosa senza mezzi termini: "molto preoccupante"
(Ansa) - Nuove rivelazioni a sfondo sessuale dalle star di Holliwood. A finire in prima pagina oggi è Kevin Spacey che ha fatto coming out. La star di House of Cards lo ha rivelato con un post, dopo essere stato accusato qualche ora prima da Anthony Rapp - l'attore che dà il volto a Paul Stamets in Star Trek Discovery - di averlo molestato sessualmente nel 1986. All'epoca Rapp aveva 14 anni, Spacey 26. Attraverso un lungo tweet, ha prima chiesto scusa a Rapp per la sua condotta riprovevole e ha poi deciso di fare chiarezza sul suo orientamento sessuale. "Ho molto rispetto e ammirazione per Anthony Rapp come attore. Mi ha fatto orrore sentire la sua storia. Sinceramente non ricordo quell'episodio che risale a più di 30 anni fa e che è frutto di un comportamento inappropriato legato ai fumi dell'alcol. Ma se mi sono comportato come lui dice, gli faccio le mie più sincere scuse (…) Questa storia mi stimola a raccontare di più sulla mia persona. Nella mia vita ho avuto relazioni sia con donne sia con uomini. Ho amato e avuto incontri romantici con diversi uomini nel corso della mia vita e ora ho deciso di vivere da uomo gay. Voglio affrontare la cosa onestamente e apertamente".

lunedì 30 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

IL FOGLIO
Ecco perché in Italia non riusciremo (mai?) a produrre cult come "House of Cards"
"Riflettere oggi sull'industria culturale, specialmente sui settori dell'audiovisivo, significa in primo luogo partire da una costatazione: non è mai esistito nella storia dell'uomo un periodo così ricco d'immagini. Ogni giorno milioni di persone si scambiano foto tramite WhatsApp, mandano mail, caricano immagini o video sui social network, guardano un film o una serie televisiva su un numero crescente di schermi, fissi e mobili. Tutte queste pratiche, ormai assolutamente ordinarie, hanno favorito la rinnovata capacità delle industrie dell'audiovideo, specialmente quelle anglosassoni, di raccontare con intelligenza la nostra epoca senza rinunciare a incassi strabilianti. Se si cerca una prova di quanto rilevato, basta collegarsi a youtube. Prima della visione di un qualsiasi contenuto caricato su questo social media è possibile imbattersi nel trailer del film L'ora più buia. La scena si apre con Winston Churchill - interpretato dall'ottimo Gary Oldman, già eccellente vampiro nel Dracula di Coppola - nell'atto di accendersi il famoso sigaro. Ne segue un breve video dal ritmo serrato, in cui l'esaltazione dell'eroica e narcisa figura di Churchill, abbraccia senza forzature il pathos crescente delle prime fasi della Seconda Guerra mondiale. Il tutto culmina nel celebre discorso alla camera dei comuni del buon Winston, prima di sfumare nella fatidica scritta "prossimamente al cinema". Risultato: probabilmente un ottimo film, che racconta con un registro spettacolare una delle pagine più significative della storia europea, esalta il divo di turno e permette, già con il trailer fruito in rete, di creare un'esperienza piacevole e arricchente per il pubblico. In poche parole, il Cinema. Pensando, non senza sadismo, alle vicende nostrane, la visione di questo trailer, o di una qualsiasi stagione di Homeland o House of Cards, non può che far sorgere alcuni interrogativi: saremo mai in grado in Italia di raggiungere, se non quello standard produttivo, almeno quel livello autoriale? Perché qui si è faticato, e si fatica, nel realizzare un prodotto audiovisivo capace di raccontare il vissuto collettivo di questo paese con intelligenza e senso dello spettacolo? Senza sbagliare di molto, i puri di spirito risponderebbero a questa domanda con un laconico "Andreotti non fumava il sigaro e Renzi non va a mangiare costolette di maiale in qualche bettola di periferia come il buon Frank Underwood". In realtà le ragioni di questa impasse sono imputabili a due tendenze che storicamente hanno caratterizzato il comparto italiano dell'audiovisivo: l'eccessiva importanza assegnata agli autori, e la capacità del sistema stesso di nutrirsi di tutti gli ambienti culturali, da quelli alti a quelli bassi, da quelli governativi sino a quelli avanguardisti, senza mai trasformarsi definitivamente e modernamente in una vera industria. Il primo elemento ha fatto sì che lo sguardo sulla storia collettiva di un luogo, materia costitutiva di qualsiasi prodotto culturale generalista, coincidesse con gli occhi di un singolo uomo, con la sua soggettività, subendo fatalmente la parzialità di quell'unico punto di vista. La seconda tendenza ha contestualmente permesso agli autori di non essere mai realmente incalzati dalla dura lex della produzione industriale che, in ultima istanza, pone i desideri e le abitudini dei pubblici come fattore determinante. La somma delle due tendenze, pur considerando gli indubbi e talvolta eccellenti livelli raggiunti dalle produzioni cinematografiche e televisive italiane, ha impedito a questo settore culturale di essere con costanza un luogo di elaborazione dei conflitti del presente. E cib per l'Italia non è un problema di second'ordine. Già sul finire degli anni Cinquanta Edgar Morin notava come l'uomo immaginario intrattenesse ovunque un rapporto d'identificazione e proiezione con le immagini. Da molte decadi l'audiovisivo è dunque un elemento basilare per la vita quotidiana della persona, proprio perché crea attraverso le immagini un piano entro cui questa si proietta per elaborare la propria identità, i propri conflitti, i propri desideri e in generale il proprio vissuto. Quello che sinora, tranne qualche fortunato caso, ha impedito la realizzazione di prodotti audiovisivi all'altezza di questo compito è stata proprio la mancata comprensione del significato profondo del rapporto tra rappresentazione audiovisiva ed esperienza dei pubblici. Questo rapporto, come accennato, è completo se il contenuto audiovisivo permette ai pubblici di "soggiornare" nella storia fruita. Con ciò s'intende la concreta capacità dell'audiovideo di stabilire una reale dialettica tra la storia raccontata e il quotidiano dei pubblici. Solo se per lo spettatore l'esperienza della visione diviene materia viva con cui costruire il vissuto che precede e segue alla visione stessa, il prodotto audiovisivo riesce realmente a svolgere la sua funzione culturale". (Federico Tarquini)

sabato 28 ottobre 2017

NEWS - Clamoroso al Cibali! Brit Marling di "The OA" confessa che Harvey Weinstein aveva una complice negli abusi...! Leggi QUI

venerdì 27 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri
LA STAMPA
In "The Deuce" realismo al top e ottimo cast
"In 'The Deuce' di David Simon e George Pelecanos, la nuova serie Hbo in onda su Sky Atlantic HD, New York City non è solo la città dei sogni e dei desideri, ma anche della perdizione, di tutto ciò che c'è di estremo e di assurdo. E qui che, a cavallo dei fiammeggianti Anni Settanta, nasce l'industria del porno. Tra i protagonisti ci sono i bravissimi James Franco, che interpreta due gemelli speculari, uno lavoratore e imprenditore, l'altro giocatore e poco di buono, e Maggie Gyllenhaal, sorella dell'attore Jake, stupenda nella parte di Eileen, una ragazza madre che per crescere suo figlio si allontana dalla casa dei suoi genitori e si mette in proprio, prostituendosi, tenendosi però fuori dal giro di papponi e protettori. Sono gli anni caldi, questi. Per le strade di New York circola tantissima droga. La mafia ha ancora una certa influenza e nei locali uomini soli - e in affari - sono alla ricerca di avventure pericolose. Poi ci sono loro, gli altri, i creativi, che presi dalla smania hippie hanno un'idea: girare filmini osé. E la prima grande rivoluzione pornografica. David Simon, che ha già firmato 'The Wire', altro capolavoro del piccolo schermo, segna il ritorno sul piccolo schermo di David Simon, uno dei padri della serialità televisiva contemporanea prodotto da Hbo, in più di un'occasione ha tenuto a precisare che questa non è una serie tv di sesso, ma sul sesso: quella che viene raccontata è la nascita e l'esplosione di un fenomeno commerciale che ha finito per condizionare non solo la società americana, ma anche gli usi e i costumi del resto del mondo. La Deuce, che negli Anni Settanta era la 428 strada, quella tra la Seventh Avenue e la Eight Avenue, a due passi da Times Square, si presenta sporca e rumorosa, popolata da prostitute e da piccoli criminali, inondata dall'eroina e dal sesso a pagamento. La serie, che è già stata rinnovata per una seconda stagione, è talmente attenta ai dettagli e alla semplice messa in scena da essere, in alcuni passaggi, quasi documentaristica. Il realismo, dopotutto, è sempre stato uno dei marchi di fabbrica di Simon: una scrittura precisa, puntuale, quasi chirurgica nella sua struttura e nell'attenzione per la costruzione delle varie situazioni. Si diceva di Gyllenhaal e di Franco, poco fa. Ebbene, se 'The Deuce' funziona è, in buona parte, anche per merito loro (e del resto del cast). Ai luoghi si aggiungono le persone. E ogni personaggio riesce a trovare la propria dimensione e la propria profondità. Non sarà la nuova letteratura questa, e non lo è, ma che piacere è «leggerne» le immagini". (Gianmaria Tammaro)

mercoledì 25 ottobre 2017

NEWS - Auditel, fatti da parte! Mentre in Italia non si monitorano ancora gli ascolti da smartphone e tablet, in Inghilterra si sviluppa l'algoritmo sui gusti e preferenze (sarà la tv a registrare le serie che ci piacciono secondo i nostri gusti!) 

News tratta dal "Quotidiano Nazionale"
"Non più sondaggi e analisi degli ascolti: dopo i social network, per capire e soddisfare l'audience televisiva scende in campo l'intelligenza artificiale. A cavalcare la nuova frontiera tecnologica è la BBC, decana del mondo tv, che ha lanciato un progetto di ricerca volto a sfruttare algoritmi avanzati per sondare i gusti del pubblico e sviluppare contenuti su misura. Puntando a non perdere terreno sul fronte dell'innovazione, l'emittente pubblica britannica si è alleata con otto atenei e diversi partner tecnologici per sfruttare a pieno tutte le potenzialità dei nuovi strumenti informatici. L'obiettivo è creare una BBC più personale", con forme di intrattenimento innovative. Per questo ricercatori ed esperti analizzeranno i dati dell'audience con algoritmi avanzati: verrà sfruttato l'apprendimento automatico per capire le abitudini e le preferenze degli spettatori e, in futuro, per anticiparle.
Al momento sul progetto non ci sono grossi dettagli, ma l'iniziativa è indice di quanto la tecnologia stia cambiando il volto dei media e di molte altre organizzazioni. La televisione non fa eccezione e in realtà si sta già svecchiando. Smartphone e tablet sono ormai uno schermo parallelo alla tv, tanto che le conversazioni degli utenti-spettatori sui social network ormai sono entrate nel calcolo degli ascolti di Nielsen. Anche l'intelligenza artificiale sta già cambiando il modo in cui si guarda la televisione, o meglio, i contenuti tv in senso lato. La scia è quella di Netflix, che ha già algoritmi molto potenti per indirizzare i suoi abbonati verso determinati show e film in base alle loro abitudini. C'è poi un'altra frontiera, quella dei nuovi assistenti vocali "smart" integrati o in dialogo con gli apparecchi tv connessi: in un futuro non troppo lontano non sarà nemmeno necessario chiedere con un comando vocale di registrare una serie tv ma sarà il televisore stesso —analizaando le nostre preferenze — a salvarle senza farci correre il rischio di restare a secco di puntate". 

martedì 24 ottobre 2017

GOSSIP - Ultima ora! Anche Brit Marling di "The OA" tra le vittime di Harvey Weinstein!
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lunedì 23 ottobre 2017

NEWS - Achtung compagni! Facebook e Snapchat all'assalto delle serie tv con l'ingaggio di Kerry Washington, il reboot di una serie norvegese cult e un accordo storico...LEGGI QUI

mercoledì 18 ottobre 2017

martedì 17 ottobre 2017

GOSSIP - Kristen in forma! La Bell di "Veronica Mars" confida il suo segreto di bellezza: "voglio sempre sapere cosa metto nel mio corpo!"
Kristen Bell looks so relaxed and happy on the cover of Shape magazine’s November 2017 issue, on newsstands October 17. Here’s what the 37-year-old actress had to share with the mag:
On teaching her daughters about being healthy: “It’s important to me to show my children that I care about my health and fitness enough to stay committed. So when I’m in their room with them, I’ll do squats. When they ask what I’m doing, I’ll say I’m getting my physical fitness in…it’s a value I want to instill in my kids at an early age – that paying attention to your body is mandatory.”
On finding time to workout: “At work, while I’m running through lines with my fellow actors, I’ll be leaning backward on a chair doing tripcep dips. At home, when my kids and I are on a walk, and they’re meandering and looking at leaves, I’ll do lunges. I get it in however and whenever I can.”
On her best healthy habit: “My best healthy habit is knowing how to read a nutrition label…I try to balance everything…I appreciate understanding what I’m putting into my body.”
For more from Kristen, visit Shape.com.
GOSSIP - The Vampire Break-Up! Paul Wesley e Phoebe Tonkin si sono lasciati!
Paul Wesley and Phoebe Tonkin have called it quits yet again after reconciling earlier this year. The former Vampire Diaries co-stars date on and off for the past four years, but fans recently noticed that the actors unfollowed each other on Instagram and now Us Weekly has confirmed the breakup. Paul and Phoebe previously split in April, but got back together after a month apart. They were last seen together while holding hands in May.

lunedì 16 ottobre 2017

L'EDICOLA DI LOU - Stralci, cover e commenti sui telefilm dai media italiani e stranieri

"Rivista Studio"
Perché "Suburra" non piace a tutti?
"In poco più di una settimana, Netflix ha sconquassato il mondo della serialità italiana, dico serialità perché lì la parola fiction è vietata. Fino ad ora. Adesso ci si trova Don Matteo e altra roba di produzione Rai, e sui social è venuto giù un pieno: non paghiamo 9,99 euro al mese (la tariffa aumenterà) per vedere Terence Hill in HD! È il grande equivoco di una piattaforma digitale nata a fortissima caratterizzazione social: per molti utenti non dev’essere un network che offre contenuti a una platea sempre più vasta (se no uno il network cosa lo apre a fare), ma un luogo di riconoscibilità individuale, dove ognuno deve trovare ciò che parla solo a lui. Da qui viene anche la frase che ultimamente si sente ripetere più spesso: «Su Netflix non c’è niente». Esaurite in poche sere le due-tre cose che interessano a te, il resto è come se non esistesse. Ma si aprirebbe un discorso troppo lungo. Torniamo alla settimana decisiva di cui sopra. È appena esplosa la bomba Don Matteo ed ecco che arriva Suburra, la prima serie italiana che Netflix ha proprio deciso di produrre, pensa te. All’ultima Mostra di Venezia, dove sono stati presentati i primi due episodi, si è assistito al primo caso di oggetto non identificato, fatto da cinematografari romani ma pensato per un bacino che si spinge ben oltre Roma Nord: i numeri di Netflix dicono più di 100 milioni di abbonati nel mondo. Faceva un certo effetto ricevere comunicati stampa dove leggevi nomi come Claudia Gerini e Michele Placido da parte di grossi PR internazionali. I giornalisti italiani in cerca dei soliti amici da buffet ci sono rimasti malissimo: e mo come facciamo? Con chi parliamo? La serie è piaciuta. Agli italiani, che sentivano l’attenzione della stampa internazionale, non si può vivere del resto di solo Sorrentino. E pure agli stranieri, che hanno ritrovato nel nuovo prodotto l’unico cinema (e Tv) ultimamente esportato oltre confine: Romanzo criminale, Gomorra e, sì, Sorrentino. Ora che Suburra è a disposizione di tutti, a certi critici incrociati alla festa veneziana non piace più (l’open bar gentilmente offerto da Netflix è ormai un lontano ricordo), la stampa storce un po’ il naso, sul pubblico non esistono dati di share, si intuiscono reazioni opposte ma è giusto così, il tempo di guardarla in pochi giorni e poi il solito ritornello: «Su Netflix non c’è niente». Il dato interessante è un altro. Per la sua prima produzione italiana, Netflix ha puntato sul nuovo immaginario che ormai riconosciamo (e in cui ci riconosciamo) anche noialtri: Suburra sembra Romanzo criminale, sì; sembra Gomorra, sì. E grazie al cazzo (scusate). Stavolta Stefano Sollima non figura tra i registi, stava girando il sequel di Sicario di Denis Villeneuve, a sua volta impegnato con quel piccolo film che è Blade Runner 2049: non mi sembra una cattiva promozione per nessuno dei due. Ma è proprio con Sollima, autore principale delle versioni televisive di Romanzo criminale e Gomorra, che è partita questa idea di nuovo racconto popolare, pop e paraculo, locale e globale, con «dramatic instinct and visual verve» (dalla recensione di Screen a Suburra il film). Poi è venuto l’imprescindibile innesto sorrentiniano, nella prima sequenza della serie c’è ovviamente un prete, non ce ne libereremo mai, ma ormai siamo persino disposti ad accettarlo. Racconto popolare, dicevo. I miei amici di Facebook si lamentano delle didascalie “Roma centro” sopra le inquadrature del cupolone di San Pietro: certo, c’avete ragione, ma forse non sono messe a caso. Né sono messi a caso gli spiegoni di Mafia Capitale for dummies, i siparietti coatti a Ostia Lido per chi Ostia Lido non sa cosa sia, le coincidenze forzate tra ammore e malavita, tra borgatari e vescovi, tra consiglieri comunali e tesorieri vaticani. Non sono un fan né di Suburra né di House of Cards, per dire, ma di quest’ultima siete arrivati alla quinta stagione senza lamentarvi troppo, e dire che era diventato inguardabile già all’inizio della seconda. Vi anticipo: non sto mettendo a confronto Alessandro Borghi con Kevin Spacey. È che siamo così, dolcemente esterofili: quando guardiamo le cose nostre non ci va bene mai, vogliono avere ragione sia quelli che «c’è troppa poca monnezza per essere Roma» sia quelli che «dà una pessima immagine del nostro Paese», (ancora) non va bene Don Matteo ma non va bene manco una cosa girata meglio, scritta meglio, recitata meglio (io vedo un casting semplice semplice come quello dei tre protagonisti Borghi-Ferrara-Valdarnini e mi sembra comunque miracoloso) e che però vuole continuare ad essere popolare, appunto. No: il vostro sogno è passare da Don Matteo a The Wire nel giro di una stagione, anzi mezza, una stagione intera è troppo. Poi c’è un altro problema. E cioè che il racconto popolare ce lo scriviamo da soli tutti i giorni da anni, dunque la finzione, seppur verosimile, ci lascia sempre e comunque insoddisfatti. Con un sindaco (pardon: una sindaca) come Virginia Raggi che scrive tutti i giorni sceneggiature degne di un film di Dino Risi, quelle delle serie non saranno mai all’altezza. Lo capisco, succede anche a me. Eravamo l’unico Paese al mondo in cui gli stand-up dell’attualità politica andavano più veloci del loro possibile adattamento cinematografico, meno male che oggi di là è arrivato Trump. Di fronte a Virgy contro l’Atac, per citare giusto uno dei format di maggior successo, nessuno showrunner potrà mai inventare qualcosa di meglio". (Mattia Carzaniga)

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